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Roma, la doppia vita del bancario: adescate in chat e violentate. Ma niente cella

100528147-7e7d8e24-2eaa-47f4-ba0c-39d263d84608Di giorno impiegato di banca e di notte stupratore. È questa l’accusa con la quale è finito a processo un 35enne romano residente nel quartiere Boccea. L’uomo è imputato di una duplice violenza sessuale ai danni di due giovani donne che ha conosciuto su un social network e frequentato per un breve periodo. Prima la conoscenza on line, poi gli incontri e quindi il rapporto sessuale non consenziente.

Con la forza. In casa sua, una villetta con tanto di garage nel quartiere nel quadrante nord ovest di Roma: proprio all’interno del box auto le vittime hanno raccontato di aver subito la violenza. Dopo essere state portate lì con una scusa. I fatti, sebbene identici per dinamica, sono completamente slegati tra loro. Il primo risale al 2012 e il secondo al 2014. L’unica cosa che li accomuna è proprio il presunto autore delle violenze: un uomo come tanti, buon impiego e di bell’aspetto. Le vittime, invece, una 21 anni e l’altra 30, e oggi madre di un figlio, fino al giorno del processo l’una ignorava l’esistenza dell’altra.

È stata proprio tale coincidenza a dare maggiore impulso alle indagini e a convincere gli inquirenti a chiedere per il giovane il processo, ora in corso davanti ai giudici della nona sezione penale. Al momento dell’arrivo della seconda querela, che ricalcava in modo impressionante la prima per l’autore e le modalità della violenza, l’indagine ha avuto una svolta. Per le vittime l’uomo ha usato la stessa arma di seduzione: il corteggiamento in rete. Teatro dell’incontro il social network Badoo. È su quella piattaforma che si è presentato l’impiegato. Senza filtri, con tanto di

foto profilo. Dalle conversazioni in chat ha carpito la fiducia delle ragazze ed ha organizzato gli incontri. Quindi il rapporto sessuale non consenziente. In un caso, il meno recente, la vittima lo conosceva da tempo, tanto che c’era già stato un rapporto: “Quella notte, quando mia figlia è tornata casa – ha raccontato in aula la madre di una vittima – mi ha raccontato in lacrime quanto accaduto: è stata presa con la forza e non ha potuto tirarsi indietro”.

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