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Renzi: “Cercano di mettermi da parte ma non mollo. Alleanze e arriviamo al 40%”

Dopo la disfatta in Sicilia, nel centrosinistra si discute di premiership. Bersani lancia Grasso: “Ha il profilo giusto”. Rosato: “Gentiloni nome spendibile”. Emiliano a Radio Capital: “Il segretario ci stupisca e ricompatti la coalizione”

ROMA – Dopo la disfatta in Sicilia, il Partito democratico si prepara alla resa dei conti  interna e discute sul candidato premier. Una gran parte della minoranza dem ritiene che il segretario Matteo Renzi, pronto all’attacco in tv di questa sera su La7, debba fare autonomamente un gesto di responsabilità, lasciando subito il campo a Paolo Gentiloni per la corsa a palazzo Chigi e ricompattando il centrosinistra. Renzi da parte sua loda l’idea del ministro della Cultura Dario Franceschini di dare vita a un’alleanza di sinistra più larga: “Non abbiamo veti verso nessuno, noi. Ma basta litigi. Se il Pd fa il Pd e smette di litigare al proprio interno possiamo raggiungere, insieme ai nostri compagni di viaggio, la percentuale che abbiamo preso nelle due volte in cui io ho guidato la campagna elettorale: il 40%, raggiunto sia alle Europee che al Referendum”.

Rivolto agli avversari interni ed esterni poi afferma lapidario: “Sono mesi che cercano di mettermi da parte, ma non ci riusciranno nemmeno stavolta. Qui non si molla di un centimetro”. E nell’analizzare il voto siciliano, conclude: “Ha vinto la destra, tanto di cappello. Il Pd ha perso ma anche il M5s. Per loro inizia un periodo molto duro”.

• ROSATO: GENTILONI NOME SPENDIBILE
Questa mattina anche il capogruppo dem alla Camera Ettore Rosato ha incluso il premier tra i “nomi spendibili” per la leadership, salvo poi ribadire che “il candidato rimane Renzi”. “Abbiamo bisogno dell’alleanza più ampia possibile, con un programma concordato – dice Rosato a Radio Anch’io su Radio Uno – Abbiamo Paolo Gentiloni che oggi è a Palazzo Chigi ed è un nome spendibile. Ce ne sono tanti di nomi spendibili e Renzi lo ha detto chiaramente a Napoli (alla conferenza programmatica, ndr): lavoro per portare il Pd a Palazzo Chigi e non per portare Matteo Renzi”.

Più tardi però, intercettato a Montecitorio, specifica meglio il suo pensiero: “Nel nostro partito ci sono per fortuna più personalità capaci di assumersi grandi responsabilità. Gentiloni è sicuramente una di queste, lo dimostra con il suo lavoro. Il candidato del Pd resta Renzi, legittimato dalle primarie”.

• LE ALTERNATIVE DA MINNITI A GRASSO
Ma le divisioni interne restano. Dal capogruppo dei democratici al Senato Luigi Zanda, intervistato su Repubblica, arriva a Renzi la richiesta di valutare la rinuncia alla candidatura, il che significherebbe anche modificare lo Statuto del partito che prevede invece che il segretario sia anche il candidato premier. Tra i nomi sul tappeto spunta anche quello dell’attuale ministro dell’Interno Marco Minniti. L’ex ministro Arturo Parisi invece commenta: “Siamo nei guai, ma la leadership di Renzi è senza alternative”. Alle accuse di “tatticismo” di Bersani risponde poi indirettamente il portavoce del Pd Matteo Richetti: “Fate voi una proposta, ma Renzi non può sparire”.

• L’IPOTESI DI FRANCESCHINI
Franceschini, intervistato dal Corriere della Sera, sottolinea invece l’urgenza di fare un’alleanza di centrosinistra, sul modello di quella fatta da Silvio Berlusconi in Sicilia. E per scegliere la leadership propone che, nell’ambito dell’alleanza di centrosinistra, ognuno con il proprio simbolo presenti il suo candidato.

• EMILIANO: RICOSTRUIRE L’ULIVO
Mentre il governatore della Puglia Michele Emiliano, ospite su Radio Capital di Circo Massimo, chiede a Renzi “un’improvvisa maturazione” dopo “un apprendimento per trauma”. Rispondendo alle domande di Massimo Giannini e Jean Paul Bellotto, l’esponente della minoranza dem afferma che “in questo momento pensare di rifare il congresso del Partito democratico a tre mesi dalle elezioni non è una cosa possibile”. L’unica possibilità, allora, è che Matteo Renzi “interpreti le varie anime del partito, visto che la sua e basta non è sufficiente né a leggere il Paese né il Pd e il centrosinistra.

Deve prendere atto che il suo piano di perdere le elezioni in modo controllato per non lasciare il suo ruolo non funziona. Deve essere il riferimento di una comunità intera e non c’è nessun obbligo che il candidato del centrosinistra debba per forza essere lui”.

Centrosinistra, Emiliano: “Non è obbligatorio avere Renzi come premier”

“Renzi ha distrutto l’Ulivo e l’Ulivo va ricostruito rapidamente, aprendo un confronto politico
nel merito con tutto il centrosinistra, dall’Udc a Sinistra italiana. Poi un candidato premier lo troviamo, l’importante è che siamo d’accordo sul contenuto”, conclude Emiliano.

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