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La Russia ha finanziato Facebook e Twitter attraverso un socio di Jared Kushner

Nei «Paradise Papers» ci sono anche investimenti nei social network riconducibili al Cremlino

Mark Zuckerberg e Yuri MilnerMark

Due società statali russe hanno sostenuto finanziariamente Facebook e Twitter tramite un socio in affari di Jared Kushner. L’informazione è contenuta nei «Paradise Papers», milioni di documenti ottenuti dal giornale tedesco Süddeutsche Zeitung e analizzati e pubblicati dal Consorzio internazionale di giornalismo investigativo. Lo riportano il New York Times e il Guardian. Il ponte fra il Cremlino e il colossi della Silicon Valley è Yuri Milner, magnate russo 55enne che detiene una partecipazione in una società del genero di Donald Trump e consigliere della Casa Bianca.

I fatti risalgono al 2011, quando la banca statale russa Vtb ha finanziato un investimento da 191 milioni di dollari in Twitter e il ramo finanziario del colosso dell’energia Gazprom ha foraggiato una società offshore per effettuare un investimento di un miliardo di dollari in azioni di Facebook. In entrambi i casi, i soldi sono passati per la Dst Global del miliardario russo che in passato è arrivato a possedere più dell’8 per cento del social network di Mark Zuckerberg e un numero di quote superiore al 5 per cento di quello di Jack Dorsey. Le azioni sono poi state vendute prima delle quotazioni in Borsa di Facebook, 2012, e Twitter, 2013. Complessivamente Milner ha scommesso 7 miliardi in più di 30 società digitali, fra le quali Airbnb e Spotify.

Milner e e Kushner sono legati dal possesso di azioni della startup immobiliare Cadre. Come rivelato dal Wall Street Journal lo scorso maggio, il genero di Trump è uno dei co-fondatori della realtà nata a New York nel 2014. Quando è entrato alla Casa Bianca non ha chiarito la natura della sua partecipazione. I due, stando a quanto dichiarato da Milner, si sono incontrati una sola volta.

Non c’è alcuna prova di una possibile influenza esercitata dal Cremlino sui social network e sullo sviluppo degli stessi grazie al contributo di Milner o della Dst, ma le rivelazioni dei «Paradise Papers» — anticipate, in realtà, due giorni fa da Bloomberg — arrivano nel corso delle indagini sulle interferenze russe nella campagna (anche online) presidenziale del 2016.

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