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Foto dei bambini sui social: genitori a rischio denuncia? Secondo un articolo apparso su Le Figaro, sì. Ne abbiamo discusso con un avvocato e uno psichiatra

La foto di vostro figlio con il faccino sporco di pappa o il video mentre muove i suoi primi passi? Pensateci bene prima di pubblicarli su Facebook. Il consiglio arriva dalla Francia, dove un articolo pubblicato su Le Figaro avvisa mamme e papà che condividere sui social immagini dei propri piccoli senza il loro permesso potrebbe portarli a essere denunciati dai loro bambini diventati adulti per violazione della privacy. Le pene: una sanzione di 45mila euro e fino a un anno di carcere.  Il caso è estremo, certo, ma l’articolo apparso sulle pagine del sito del giornale transalpino, ha ridato vita al dibattito: le foto online dei bambini sono figlie di un innocuo orgoglio familiare o andrebbero evitate? In Inghilterra uno studio del 2015 ha evidenziato che ogni anno un bambino appare in media in 195 istantanee postate sul Web. Prima che compia 5 anni quello stesso bambino è protagonista almeno di 973 scatti. Il rischio che le immagini vengano rubate e finiscano nel giro della pedopornografia online è già stato ribadito da più voci. Qualche mese fa, la Polizia postale italiana ha lanciato un monito eloquente alle mamme: «Tornate in voi. Non pubblicate più foto». Preoccupazioni esagerate? Mark Zuckerberg sembra condividere foto della piccola Max senza troppi patemi. O forse dovremmo davvero iniziare a riflettere sulla sovraesposizione mediatica dei nostri pargoli?

 

COMMENTO – La follia collettiva della sfida delle mamme   «La seconda», risponde l’avvocato esperta di nuovi media Marisa Marraffino. Che ritorna sulla questione lanciata da Le Figaro. «Anche in Italia, il pericolo di azioni legali contro i genitori “social” è concreto. Già oggi il tema viene tirato in ballo nelle cause di separazione. Nel 2013, una sentenza del tribunale di Livorno ordinava a una mamma di cancellare tutte le foto della figlia minore dalla sua pagina Facebook. In futuro non è strano pensare che anche i figli potranno muoversi in prima persona, sia in sede cautelare, chiedendo anzitutto la rimozione delle immagini, sia nel merito, muovendosi per ottenere un risarcimento danni».  A sostenere l’eventuale azione giudiziaria c’è un elenco di norme molto lungo. All’articolo 23, il testo unico sulla privacy dice che il trattamento di dati personali è ammesso soltanto con il consenso espresso dell’interessato. Chi li diffonde senza autorizzazione è punito con la reclusione fino a due anni (articolo 167). «E le foto sono ovviamente un dato personale perché rendono identificabile un individuo», puntualizza l’avvocato. Aspetti ripresi anche agli articoli 96 e 97 della legge sul diritto d’autore: il ritratto di una persona non può essere esposto senza il consenso di quest’ultima, a meno che non si tratti di un personaggio noto o la pubblicazione non sia giustificata. Anche la Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo considera la privacy un diritto fondamentale dell‘essere umano.  «Oltre alla riservatezza c’è anche un secondo problema, cioè il dovere educativo dei genitori verso i figli, che passa pure attraverso il rispetto dell’immagine», ragiona Marraffino. E spiega: «Il nostro volto e il nostro corpo hanno un peso e bisogna farne uso con parsimonia. I genitori dovrebbero pensarci almeno fino a quando i figli non cresceranno e potranno decidere per sé». Ma davvero la pubblicazione di foto o video su Facebook può portare a un danno psicologico tale da spingere i figli a trascinare chi li ha cresciuti in tribunale?  «Io lo ritengo un po’ eccessivo francamente. Se succedesse una cosa del genere in una famiglia, mi preoccuperei», commenta lo psichiatra Federico Tonioni, che guida il primo ambulatorio italiano sulla dipendenza da Internet all’ospedale Gemelli di Roma ed è da poco stato protagonista di un tour di Tim dove ha raccontato ai ragazzi i rischi di una vita «troppo online». «Quello su cui dovremmo riflettere, semmai, è il peso esagerato che gli adulti danno al cellulare. Lo smartphone è quasi una droga. Quando nostro figlio compie gli anni ci sono più persone che fanno video e foto da postare online rispetto a quelli che battono le mani e sorridono accanto a lui. Cerchiamo di recuperare con i bambini un rapporto più diretto, più autentico. Poi penseremo a pubblicare la foto su Facebook».

 

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