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Referendum autonomia, affluenza alle 12: in Lombardia al 10%, il doppio in Veneto

Referendum autonomia, affluenza alle 12: in Lombardia al 10%, il doppio in Veneto

I primi dati sulla partecipazione al voto. Quorum obbligato del 50% per Zaia, per Maroni l’obiettivo è raggiugere il 34. A Milano il dato peggiore. Il governatore lombardo su Sala: “Poteva fare uno sforzo e venire a votare”

Lombardi tiepiedi, meglio in Veneto: i primi dati dell’affluenza per i referendum sull’autonomia. E’ del 10,70% l’affluenza alle ore 12 per il referendum sull’autonomia in Lombardia, per un totale di 842.515 elettori su 7.897.056. I seggi hanno aperto alle 7 e si potrà votare fino alle 23. Sul sito della Regione i dati sono stati aggiornati in tempo reale, mano a mano che arrivavano le comunicazioni dai seggi. Male però Milano, la città che più ha snobbato l’appuntamento: il primo dato sui milanesi alle urne è di 8,60%, la percentuale più bassa di tutta la regione. Bergamo, invece, trainata dal sindaco Giorgio Gori, attivista del ‘Sì’ anche se in chiave anti-leghista, spicca su tutte le altre province: 13,89%.

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In Veneto sono andati alle urne il 21,1% degli aventi diritto. Il dato è dell’osservatorio elettorale regionale. La provincia con maggior affluenza percentuale è stata Vicenza con 25,2. Chiude, tra le sette province venete, sul piano percentuale Rovigo con il 16%. Le urne si chiuderanno alle 23 e il referendum veneto prevede per essere valido un quorum del 50% +1 degli aventi diritto al voto. “Si vota per la politica a km 0”, ha detto il segretario della Lega Matteo Salvini, pronto a trattare subito con Roma su poteri e risorse “a prescindere” dal dato dell’affluenza che però rappresenta l’elemento più significativo.

Referendum Veneto, Zaia al seggio all’alba: “Il treno passa una volta sola”

E’ stato Luca Zaia il primo a votare: il governatore del Veneto è arrivato alle 7 a San Vendemiano, in provincia di Treviso, su una 500 gialla, considerata un “portafortuna”: “E’ comunque una pagina di storia che si scriverà”. Mentre in Lombardia nei seggi dalla stessa ora si combatteva ancora con i tablet, tra apparecchi non funzionanti, tecnici irreperibili, richieste di sostituzioni e tentativi amatoriali di risolvere i problemi. Anche nel seggio di Salvini uno dei tablet era fuori uso, ed è stato sostituito nel giro di un’ora. “Tutto bene, anche dal punto di vista della sicurezza”, ha assicurato comunque il presidente della Regione Lombardia Maroni. “E’ la prima volta del voto elettronico,si tratta comunque di un’operazione complessa”.

Si vota per l’autonomia, cercando di tenere lontano lo spettro catalano, e in ballo ci sono oltre 40 miliardi di residuo fiscale, con Lega che punta a far partire quanto prima il pressing sul governo. Obiettivo: trattenere a casa le tasse che ora vengono divise tra tutte le regioni e trattare su tutte le materie previste dalla Costituzione. Zaia ha subito sgombrato il campo dal rischio-flop: se non si raggiunge il quorum non si

dimetterà, Maroni ha tenuto bassa l’asticella puntando al 34%. Oggi però non resiste e fa partire la frecciata: “Mi spiace che il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, non voti (è a Parigi al summit delle grandi città sulla qualità dell’aria, ndr). Mi ha fatto piacere che si sia schierato per il Sì ma poteva fare un piccolo sforzo, anche simbolico, per venire a votare. I gesti simbolici sono importanti”.

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