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Palermo, il boss ordina l’omicidio della figlia: è fidanzata con un carabiniere

Una veduta di Bagheria e, nel riquadro in alto a sinistra, il boss bagherese Giuseppe
di Mario Meliadò
Arresti a raffica messi a segno nel Palermitano da oltre cento carabinieri del Comando provinciale (comandante, colonnello Antonio Di Stasio), con l’ausilio di un elicottero del 9° Nucleo di Palermo e di unità cinofile: dietro le sbarre sono finiti 16 presunti mafiosi, quasi tutti ritenuti dagli investigatori elementi di spicco della “nuova Cosa nostra” a Bagheria e Altavilla Milicia. Per alcuni dei destinatari delle misure cautelari il mandato di cattura è stato notificato direttamente in cella, nei penitenziari a Palermo, Prato e Tolmezzo (in provincia di Udine): tra questi un elemento di spicco della “vecchia guardia”, il 73enne Giacinto Di Salvo, arrestato quattro anni fa nel contesto dell’operazione “Argo” che già aveva decimato la mafia bagherese.

Nel blitz dell’Arma spicca certamente l’ “arresto eccellente” del boss di Bagheria Pino Scaduto, scarcerato solo nell’aprile scorso dopo 9 anni di carcere in seguito all’arresto nell’operazione “Perseo” del 2008. E non si tratta solo della sua indiscutibile caratura criminale. Dalle indagini relative all’operazione che la Dda palermitana ha voluto emblematicamente denominare “Nuova Alba” emerge infatti un orrido piano di Scaduto, che aveva chiesto al figlio di uccidere la sorella (e sua figlia) in quanto innamorata di un carabiniere.

Nei confronti dei 16 arrestati l’accusa formulata dal giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Palermo Nicola Aiello è d’associazione mafiosa ed estorsione aggravata dal metodo mafioso nei confronti d’imprenditori del Palermitano. Stando all’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, coordinata dal procuratore distrettuale Salvatore Lo Voi e dal suo aggiunto Salvatore De Luca, gli arrestati avrebbero dato vita a una fusione tra esponenti storici e “nuove leve” di Cosa nostra, ma anche a una sorta di specializzazione territoriale dei “picciotti”.

I mafiosi di Bagheria si sarebbero “occupati” delle imprese edili e di quelle operante nel segmento delle acque minerali, costringendo peraltro i titolari a effettuare numerose assunzioni di lavoratori organici a Cosa nostra. Ad Altavilla, la cosca avrebbe invece proceduto a individuare gli imprenditori da taglieggiare e a riscuotere materialmente il “pizzo”, ma anche alla gestione monopolistica delle mediazioni immobiliari, con provvigioni nettamente superiori rispetto a quelle normalmente riscosse sul mercato da qualsiasi agente del settore.

Tra gli arrestati “di rango” due ex capobastone di Altavilla Milicia, Franco Lombardo (per una manciata di mesi poi reggente dello stesso mandamento di Bagheria) e Michele Modica. Ma assume un rilievo tutto particolare l’arresto del 71enne Pino Scaduto, antico boss di Bagheria che stando agli investigatori avrebbe tentato di riprendere le redini del mandamento.

Era uscito di galera solo 7 mesi fa, Scaduto. Tra i nuovi ordini che aveva lanciato ai suoi fedelissimi, uno terrificante e per fortuna ripagato con una rarissima disobbedienza. Il capobastone storico di Bagheria aveva infatti ordinato al figlio trentenne di assassinare la sorella – la propria stessa figlia, dunque –, “colpevole” d’essersi innamorata di un carabiniere.

«Tua sorella s’è fatta sbirra», aveva detto tra l’altro Pino Scaduto al figlio, come emerge da una delle intercettazioni, chiedendogli perentoriamente di «ammazzare lei e l’amante». Del resto, il capobastone covava da anni questo sanguinoso progetto: «Questo regalo, quando è il momento glielo farò», scriveva a una parente già otto anni fa. In un’altra conversazione captata dagli investigatori dell’Arma emerge però l’insubordinazione del giovane, desideroso di non pregiudicarsi il futuro per le scelte amorose “disonorevoli” della sorella né tantomeno per i disegni criminali dell’anziano genitore («Io non faccio niente… mi devo consumare io? Consumati tu, io ho trent’anni… non mi consumo», aveva detto a un amico riferendosi al padre).

In realtà, però, il vecchio capobastone avrebbe dato l’orrendo incarico al figlio perché riteneva, sbagliando, che la giovane avesse spifferato ogni cosa al carabiniere che amava, diventando la vera responsabile della sua lunga detenzione («Tutto da lei è partito»). Questo il motivo di una sua fortissima determinazione circa l’eliminazione della figlia; al punto che, rifiutatosi il figlio, il boss tentò inutilmente di farla uccidere da persone estranee alla famiglia. Perciò, lo stesso gip palermitano Aiello pone in evidenza nell’ordinanza l’assoluta necessità di una tempestiva incarcerazione di Pino Scaduto anche per evitare che, ormai fuori dal carcere, possa «attualizzare il suo scopo dichiarato di sopprimere la figlia».

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