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Molestie sessuali: Terry Richardson come Harvey Weinstein?

Il gruppo Condé Nast International ha sospeso ogni collaborazione con Terry Richardson, fotografo-star tra i più rinomati, in seguito alle accuse di molestie sessuali. Almeno secondo quanto rivela il Telegraph, entrato in possesso di una email interna al gruppo editoriale americano. Ecco perché nel mondo della moda si prospetta un nuovo caso Weinstein

bastato un articolo del The Sunday Timesin coda allo scandalo Weinstein per creare un “caso Terry Richardson”. Nell’articolo ci si chiedeva semplicemente perché il mondo della moda tollerasse ancora di lavorare col fotografo statunitense nonostante nel corso degli anni sia stato accusato numerose volte di molestie sessuali. E la risposta, non pubblica, ma comunque importante, è arrivata da un gruppo editoriale che nel fashion system ha una discreta influenza, per usare un eufemismo: Condé Nast Internetional, editore tra gli altri di Vogue, GQ, Glamour e Vanity Fair. Secondo quanto riportato da un articolo del Telegraph alle 8.14 di lunedì mattina James Woolhouse, Vice Presidente Esecutivo e Direttore Operativo del colosso editoriale americano, ha inoltrato a tutti i presidenti nazionali di Condé Nast una email il cui testo recitava pressappoco così: “Condé Nast non lavorerà più con il fotografo Terry Richardson. Tutti i servizi che sono stati già commissionati o che sono stati completati, ma non ancora pubblicati, dovranno essere soppressi (should be killed) e sostituiti con altro materiale con effetto immediato”.

Lapidario e definitivo. Una presa di posizione perché non si dica un domani: voi sapevate e non avete fatto niente.

Perché Terry Richardson

Terry Richardson con la modella Enriko Mihalik in uno scatto durante la lavorazione del calendario Pirelli 2010
Terry Richardson con la modella Enriko Mihalik in uno scatto durante la lavorazione del calendario Pirelli 2010

Ma perché Terry Richardson? Per chi non lo conoscesse Terry Richardson è un fotografo noto soprattuto nel mondo della moda e dello spettacolo. Ospite fisso anche alle ultime sfilate di New York, nel corso degli anni ha lavorato con modelle come Kate Moss, Emily Ratajkowski e Cara Delevingne. Ha girato video musicali come l’arcinoto Wrecking Ball di Miley Cyrus e ha ritratto su commissione personalità del calibro di Obama e Oprah Winfrey. Nei suoi scatti, nei quali spesso compare anche lui, sono numerosi i riferimenti sessuali, anche espliciti. La sua fotografia ha sempre giocato con la sessualità e con la provocazione. E in questo non c’è niente di male, né di illecito. Il problema è che negli anni si sono rincorse accuse formali, mezze voci, illazioni, circa i suoi comportamenti molesti nei confronti delle modelle con cui ha lavorato. Nulla però che abbia mai portato a una condanna.

Il video musicale di Wrecking Ball di Miley Cyrus diretto da Terry Richardson

E infatti già nel 2014 il fotografo aveva pubblicato sulle pagine online dell’ Huffington Post una lettera di difesa nella quale dichiarava: “Ho sempre collaborato con donne adulte e consenzienti che erano pienamente consapevoli della natura del lavoro e, come per ogni progetto, tutte loro hanno firmato delle liberatorie. Non ho mai sfruttato un’offerta di lavoro o una minaccia di ritorsione per costringere qualcuno a fare qualcosa che non volesse”.

Il caso Weinstein

Harvey Weinstein
Harvey Weinstein

Occhio non vede, cuore non duole. Così recita il proverbio e così è stato parlando di molestie e violenze sessuali nel mondo del cinema e dello spettacolo fino al caso Weinstein. Ora, però, che l’occhio si è finalmente aperto, il cuore duole eccome. Dopo le accuse al noto e potentissimo produttore hollywoodiano infatti si sono susseguite, e continuano a farlo, testimonianze e accuse non solo nei confronti di Harvey Weinstein, ma anche di sceneggiatori, come James Toback, accusato di molestie da ben 38 donne. E non solo oltreoceano visto che sono tantissime le attrici italiane, come rivelato in questo servizio delle Iene, che raccontano di essere state molestate nel corso della loro carriera.
Quello che sta emergendo non è dunque il deplorevole e criminoso comportamento di un singolo uomo, quanto piuttosto un modus operandi tanto diffuso quanto, finora, taciuto, ma non per questo sconosciuto, come ha ammesso qualche giorno fa lo stesso Quentin Tarantino. E a quanto pare non solo nel mondo del cinema e delle produzioni di Weinstein.

Il mondo della moda

La scelta di Condé Nast di non collaborare più con Terry Richardson serve dunque a iniziare a sollevare il velo di omertà e connivenza, più simile a una maglia di ferro che a un tulle, che copre i reati sessuali nel mondo della moda. Prova ne è il ritardo con cui il fashion system ha reagito allo scandalo Weinstein, complice forse anche il matrimonio del produttore cinematografico con Georgina Chapman, co-fondatrice del marchio Marchesa. Ma le acque si stanno agitando anche in questo mare: solo qualche giorno fa Christy Turlington aveva dichiarato: “L’industria della moda è circondata da predatori che non aspettano altro che insinuarsi nel senso di rifiuto e solitudine che la maggior parte di noi modelle ha provato nel corso della propria carriera”. E Cameron Russell, supermodella statunitense, ha fatto molto di più: ha trasformato il suo account Instagram in uno spazio aperto alle modelle dove poter raccontare le molestie e le violenze subite in un contesto lavorativo. In forma anonima, senza ombra di spettacolarizzazione, con un grande rispetto per la privacy e la sensibilità di chi denuncia.

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