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Milano, accordo con Airbnb: gli ospiti pagheranno tre euro al giorno di tassa

Milano, accordo con Airbnb: gli ospiti pagheranno tre euro al giorno di tassa

Milano su Airbnb 

Nelle casse di Palazzo Marino dai due ai tre milioni per l’imposta sul soggiorno. Tasca: “Risaniamo quella che finora era un’anomalia”

La svolta prenderà corpo in un numero che verrà inserito per la prima volta nel bilancio di previsione 2018 che la giunta definirà nelle prossime settimane. E sarà una cifra compresa tra i due e i tre milioni di euro: è la stima di quanto potrebbe valere la tassa di soggiorno che pagherà chi pernotterà in una casa di un host di Airbnb – così si chiamo i proprietari che affittano i loro appartamenti – e di altre piattaforme simili e che il colosso dell’home sharing americano si impegna a girare al Comune. Perché è questo l’obiettivo dell’accordo che Palazzo Marino conta di chiudere entro novembre con gli stessi responsabili di Airbnb. Fissando poi nel regolamento che verrà approvato dal Consiglio comunale anche le nuove tariffe casalinghe che, se le ipotesi di lavoro venissero confermate, potrebbero valere tre euro a persona per ogni notte prenotata.

Un’operazione che per questo specifico tributo locale permetterà a Milano di superare le divisioni a livello nazionale tra Airbnb e lo Stato. Ma anche, spiega l’assessore al bilancio Roberto Tasca “di riequilibrare una situazione che finora era un’anomalia”. Era stato il sindaco Beppe Sala a giugno ad annunciare che, dopo Genova, anche Milano avrebbe stretto un accordo con le società di intermediazione di affitti come Airbnb in modo da ricevere da loro la tassa di soggiorno versata per ogni transazione pagata sui loro siti. Anche perché, era stato il ragionamento del sindaco, “Milano è la seconda città in Italia per Airbnb e soprattutto quella con il tasso di crescita più alto”.

Una conseguenza dell’onda lunga del turismo che, per dire, già nei primi cinque mesi del 2017 ha fatto crescere gli incassi della tassa di soggiorno di due milioni in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ma il percorso si era di fatto bloccato con le nuove norme dettate dal governo che, proprio a luglio, ha approvato un decreto legge (il Dl 50) trasformando i portali come quello americano in sostituti di imposta per la cedolare secca del 21 per cento. Una mossa che ha scatenato la battaglia. Non solo. Anche il Comune ha dovuto attendere i decreti attuativi per la propria parte, ovvero, la tassa di soggiorno. Adesso, però, il tavolo di lavoro è ripartito. E, spiega Tasca, “siamo a buon punto: abbiamo uno schema condiviso che contiamo di finalizzare in un accordo con Airbnb a tutti gli effetti entro la fine di novembre”. Alcuni punti devono essere ancora definiti, come la frequenza dei versamenti.

Anche la cifra che i turisti dovrebbero versare non è ancora ufficiale, ma l’orientamento è quello di prevedere un valore che rappresenti una sorta di media con le altre strutture. Tre euro a notte, contro prezzi che negli hotel variano – a seconda delle stelle – dai due ai cinque euro. Nel caso degli alloggi la tassa di soggiorno sarà unica perché – è la spiegazione – è impossibile fare distinzioni tra case del centro e in periferia, ad esempio, o tra stanze più o meno lussuose. Una conseguenza anche della difficoltà di disegnare con precisione una mappa degli indirizzi affittati per brevi periodi sulle diverse piattaforme. Tanto che Tasca dice: “Mi auguro che questa operazione possa far emergere le diverse realtà”. Solo Airbnb su Milano ha 16mila annunci – non corrispondono a una casa, visto che un’abitazione può essere legata a più annunci come, ad esempio, la stanza singola e la casa intera quando i proprietari non ci sono – , 14.900 host attivi e un numero di ospiti che lo scorso giugno era arrivato a contare 498mila persone nei dodici mesi precedenti.

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