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Il contrappasso degli ultrà della Lazio: a Bologna siederanno in curva Arpad Weisz

E’ intitolato all’allenatore ebreo morto ad Auschwitz lo spazio dello stadio Dall’Ara che accoglierà domani i tifosi biancoazzurri dopo il caso Anna Frank. Saranno distribuite foto della bambina ebrea con la maglia rossoblù

BOLOGNA – Sedici ottobre 1938. Allo stadio Littoriale, il Bologna di Andreolo, Biavati e Sansone, ma soprattutto dell’allenatore Árpád Weisz, che coi rossoblù ha da poco vinto due scudetti e il Trofeo dell’Esposizione di Parigi, batte la Lazio 2-0. È una vittoria importante, benché sia soltanto la quinta giornata di campionato. Il Bologna viene da due sconfitte consecutive e quel successo rilancia le ambizioni della squadra. Che a fine stagione vincerà lo scudetto, il quinto della sua storia, una festa per tutti, ma non per Weisz, che nel maggio del 1939 aveva già lasciato Bologna da quattro mesi per effetto dell’applicazione delle leggi razziali. È qui che la storia, quella vera e feroce, fa il suo ingresso nella vita dello sport e della città.

Di Weisz, che da quest’anno dà il nome alla curva San Luca dello stadio Dall’Ara in cui alloggiano anche i tifosi delle squadre ospiti, occorre di nuovo parlare oggi, nelle ore in cui la Lazio s’appresta a giocare a Bologna dopo gli insulti degli ultrà ad Anna Frank e i suoi tifosi ad entrare in quella porzione di curva che porta, unico caso in Italia, la memoria di una vittima dell’Olocausto. Domani ai cancelli dello stadio saranno distribuite foto di Anna Frank con la maglia del Bologna, per iniziativa dell’associazione “W il Calcio” che ha già ricevuto diverse adesioni tra cui quella del Comune di Bologna, la comunità ebraica e l’Anpi. Sotto il fotomontaggio, ci sarà la scritta “Siamo tutti Anna Frank”.

Il contrappasso degli ultrà della Lazio: a Bologna siederanno in curva Arpad Weisz

L’ebreo-ungherese Weisz, com’è noto, fu allontanato dalla panchina del Bologna un mese dopo la promulgazione delle leggi razziali del 18 settembre 1938. Quel giorno, quando Mussolini da Trieste ne annunciava l’introduzione, Arpad Weisz debuttava il campionato battendo fuori casa il Genoa per 2-3. Non sapeva ancora che quella sarebbe stata una delle ultime partite da allenatore in Italia. I tempi risicati per organizzare l’espatrio gli consentirono di sedere sulla panchina per altre quattro partite, fino al 16 ottobre 1938, giorno in cui la storia si divertì a piazzare lo stesso avversario che mercoledì sera si presenta al Dall’Ara. Weisz fu dimissionato a forza e della sua cacciata i giornali quasi tacquero: “Si apprende da fonte autorizzata che le superiori Gerarchie sportive hanno concesso il nulla osta per il mutamento della direzione tecnica del Bologna. A sostituire Árpád Weisz, la cui permanenza nella nostra città datava da tre anni e mezzo, è stato chiamato il dottor Ermanno Felsner, il quale ritorna ad allenare la squadra rosso-blu dopo esserne stato il primo istruttore”.

Sessanta parole, uscite sul Resto del Carlino il 27 ottobre 1938, per liquidare l’allenatore più influente dell’epoca, il primo a portare una squadra italiana a una vittoria in Europa e il primo a sconfiggere un club inglese. Le leggi razziali annunciate da Mussolini erano mirate a tutti gli ebrei stranieri entrati in Italia dopo il 1919. Per Weisz la sfortuna volle che il suo ingresso fosse datato 1924, quando giunse qui da calciatore dell’Alessandria. Nessuno, però, volle aiutarlo a trovare una scorciatoia legale o un cavillo burocratico in deroga alle nuove leggi. Il figlio Roberto fu presto allontanato dalle scuole Bombicci e questo, per la famiglia di Weisz, fu il segnale irrevocabile per la fuga da Bologna. Il 10 gennaio 1939, senza un lavoro e con poco denaro, partirono per Parigi, poi da lì in Olanda, dove furono raggiunti dalla furia nazista il 2 gennaio 1942.

Due anni dopo, il 31 gennaio 1944, separato già da mesi dalla famiglia che aveva preso la strada per Birkenau, Weisz fu trovato cadavere in un distaccamento del campo di Auschwitz, dove il presidente della Lazio Lotitoha dichiarato di voler condurre in visita i tifosi biancocelesti che hanno firmato le figurine di Anna Frank vestita con la maglia della Roma. Nessuno rivendicò il corpo dell’allenatore. Oggi, invece, la sua memoria è rivendicata dal Bologna, che offre un pezzo doloroso della sua storia (anche) per denunciare gli ultimi episodi di deriva ideologica di alcuni tifosi laziali. E qualcuno ricorderà loro che proprio l’intera famiglia Weisz, appena catturata, fu condotta al campo di smistamento di Westerbork, in Olanda. Lo stesso in cui sarebbe transitata, confusa negli stessi registri, Anna Frank.

 

 

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