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Avezzano, sei anni di condanna allo stupratore dell’infermiera

La donna: «Pena irrisoria rispetto all’orrore provato». Il 20enne albanese sequestrò e torturò la giovane per tutta la notte.

01-WEB.jpgAVEZZANO. Sei anni di carcere per aver sequestrato e stuprato una infermiera, torturandola per tutta la notte. È la pena inflitta dal giudice del tribunale di Avezzano, Francesca Proietti, a Enriges Kavalli, albanese di 20 anni accusato di violenza sessuale, rapina, sequestro di persona, lesioni e porto abusivo di armi. Il giovane, mentre era ospite di una struttura residenziale psichiatrica della Marsica, era riuscito a procurarsi il coltello da cucina con cui aveva minacciato le due infermiere, per poi rapirne una e fuggire con un’auto al fine di abusare di lei.
LA CONDANNA. Il sostituto procuratore della Repubblica, Guido Cocco, aveva chiesto 16 anni, ridotti a dieci anni e otto mesi di reclusione per il rito abbreviato richiesto dall’avvocato difensore,Gian Luca Totani. Il giovane albanese, che dopo aver scontato la pena sarà espulso dall’Italia, è stato condannato a sei anni e 20 giorni. Tra le altre richieste anche 3.500 euro di multa, ridotti a 1.000 dalla condanna, e la revoca della sospensione condizionale di una sentenza di condanna pregressa per un altro caso di violenza sessuale avvenuto nel 2012, quando il giovane fece la stessa cosa con un’altra infermiera di un altro centro. Il difensore del giovane ha reso noto la volontà di attendere le motivazioni della sentenza prima di decidere se procedere con l’Appello. Nel 2015 è stato condannato per ben tre volte, prima a un anno e cinque mesi per furto e rapina, oltre ad altri due mesi per resistenza a pubblico ufficiale, e quattro mesi per 4 mesi per danneggiamento e incendio, dieci mesi per minaccia e porto d’armi su un aereo. Nel 2017 è stato condannato a otto mesi per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.
LE REAZIONI. La ragazza violentata ha espresso, tramite il suo legale, Pasquale Milo, il proprio «risentimento e disappunto per una pena irrisoria rispetto all’orrore provato». Ha espresso inoltre «delusione e mortificazione» dichiarando che si è sentita «colpita due volte, la prima dall’aggressione e dalle violenze dell’imputato, e poi dalla tenue sanzione inflitta dal giudice». E l’avvocato Milo ha aggiunto: «Sulla questione, il gip ha disatteso le già equilibrate richieste di condanna del pubblico ministero, e cioè 16 anni ridotti a 10 per la scelta del rito premiale. Valuteremo ogni iniziativa da intraprendere una volta che saranno depositate le motivazioni della sentenza entro 90 giorni».
NOTTE HORROR. Il 20enne di origine albanese era ospite nella struttura Crisalide dove stava scontando una misura di sicurezza. Il 24 ottobre scorso era riuscito a portare a termine il suo piano criminale, rapendo l’infermiera per abusare di lei tutta la notte. Al mattino, dopo aver liberato la donna, era fuggito, facendo perdere le sue tracce. Era stato infine rintracciato e arrestato dopo le ricerche delle forze dell’ordine. Secondo il consulente della Procura, l’uomo era «capace di intendere e di volere» mentre commetteva gli abusi e che poteva «partecipare al processo perché è lucido e integro».

 

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