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Anna Frank, l’orribile oltraggio degli ultrà laziali che non sanno nemmeno gioir

Si tratta di due specialisti del San Raffaele di Milano dove era stato espiantato l’organo a un 48enne morto dopo un malore in piscina e tre dell’equipe del San Camillo di Roma. Il pazienze morì pochi giorni dopo l’intervento per insufficienza cardiaca.

La procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati 5 medici nell’ambito dell’inchiesta sulla morte del paziente deceduto dopo un trapianto di cuore: un organo espiantato al San Raffaele di Milano da un 48enne deceduto dopo un malore in piscina che era stato trapiantato dall’equipe del San Camillo di Roma a 60

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I medici a cui viene contestato il reato di omicidio colposo – l’iscrizione è un ‘atto dovuto’ in questi casi per compiere gli opportuni accertamenti – sono: Stefano Gerosa (responsabile ambulatorio rischio cardiologico/preparazione intereventi chirurgici) e Alessandra Laricchia (cardiologia), entrambi del San Raffaele; Mariano Feccia e Marzia Cottini (cardiochirurgia/trapianti) e Alessandra Iaiza (tecnica perfusionista), tutti e tre del San Camillo.

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L’indagine sul presunto errore medico era stata affidata al pm Antonio Cristillo dopo che, prima dell’estate, i magistrati capitolini l’avevano mandata a Milano per competenza territoriale. Secondo l’accusa, avvalorata da una consulenza di parte, il decesso dell’uomo sottoposto a trapianto potrebbe essere conseguenza di una valutazione errata dell’equipe medica milanese del San Raffaele che aveva valutato l’organo idoneo e compatibile con il paziente romano in lista di attesa. Tutti i medici e gli esperti del

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A quanto si è appreso, ieri all’Istituto di medicina legale di Padova è cominciato quello che in gergo si definisce un “accertamento irripetibile” per analizzare il cuore e valutare se, come sostenuto dai consulenti della procura di Roma, avesse lesioni pregresse. Il pm Cristillo ha nominato 4 consulenti, le parti altri 8. La relazione finale deve essere consegnata agli inquirenti entro l’8 gennaio prossimo.

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